A Ginostra (STROMBOLI) una bambina riapre la scuola dopo 20 anni: Aysha sarà l'unica alunna
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Dopo vent'anni Ginostra riavrà la sua scuola. In prima elementare ci sarà una sola alunna, Aysha, sei anni. Un piccolo banco che racconta il diritto di una famiglia a restare e la speranza di un intero borgo.
Il 10 settembre tornerà a suonare idealmente la campanella nel piccolo borgo di Stromboli. In classe ci sarà una sola bambina. Ma quel banco racconta il futuro di un'intera comunità.
Per vent'anni a Ginostra non c'è stata una scuola.
Il 10 settembre quella storia cambierà.
Ci sarà una piccola aula, una maestra e un solo banco occupato.
Quello di Aysha, sei anni, pronta a iniziare la prima elementare.
Potrebbe sembrare la scuola più vuota del mondo.

E invece sarà pienissima. Di futuro.
Per andare a scuola avrebbe dovuto lasciare Ginostra
Ginostra è un piccolo borgo dell'isola di Stromboli, raggiungibile soltanto via mare e abitato durante l'inverno da poche decine di persone.
Qui Aysha vive con i genitori, Monica Abbate e Raffa Bazine.
Con la vecchia scuola chiusa da vent'anni, l'inizio delle elementari avrebbe potuto cambiare la vita della famiglia. Collegamenti via mare, condizioni meteorologiche e orari rendevano impraticabile il normale tragitto quotidiano verso un altro plesso.
L'alternativa più dolorosa era lasciare Ginostra: Monica sarebbe partita con la bambina, mentre il padre sarebbe rimasto sull'isola per lavorare.
Così la famiglia ha chiesto alle istituzioni di riaprire la scuola.
E questa volta la risposta è stata sì.
Dopo vent'anni torna un'aula
Il Comune di Lipari ha avviato l'iter e dalla Regione è arrivato il via libera. La soluzione per i locali è stata trovata grazie alla parrocchia di San Vincenzo Ferreri, che metterà a disposizione un immobile ristrutturato.
Il 10 settembre 2026 Ginostra avrà quindi nuovamente la sua scuola primaria.
Con una sola alunna.
Ma è proprio qui che una piccola notizia diventa una grande storia.
Perché quando in un borgo non c'è una scuola, una famiglia con bambini prima o poi deve scegliere:
restare o partire.
E quando se ne va una famiglia non si perde soltanto qualche abitante. Si spegne una casa e diventa ancora più difficile immaginare nuovi bambini e nuove famiglie in quel luogo.
Per questo il banco di Aysha vale molto più di un numero.
È un piccolo segnale contro lo spopolamento.
«Non vedo l'ora di andare a scuola»
Aysha è cresciuta tra il mare e la natura di Ginostra. Ama gli animali, l'orto e anche la fotografia.
Tra pochi giorni farà qualcosa di assolutamente normale per milioni di bambini: aprirà un quaderno, ascolterà la sua maestra e comincerà la prima elementare.
Eppure, in quel piccolo borgo davanti al Mediterraneo, quel gesto avrà un significato enorme.
Alla vigilia di questa nuova avventura Aysha ha detto semplicemente:
«Non vedo l'ora di andare a scuola».
Forse tutta questa storia è racchiusa proprio lì.
Noi adulti vediamo spopolamento, trasporti, burocrazia e futuro delle piccole isole.
Lei vede semplicemente il suo primo giorno di scuola.
Dopo vent'anni, a Ginostra ci sarà nuovamente una bambina che potrà dire:
“Domani vado a scuola.”
Senza lasciare la propria casa.Senza attraversare il mare ogni mattina.Senza dividere la propria famiglia.
Un solo banco.
Una sola bambina.
Ma a volte basta anche un solo bambino per ricordare a un paese che può avere ancora un futuro.
TVNazionale.it – Voci dal Cuore
Questa è la lunghezza giusta: circa 550 parole, 3 H2 e soprattutto niente ripetizione continua dello stesso concetto. Il lettore arriva al finale prima che l'emozione si disperda.
E terrei assolutamente “E invece sarà pienissima. Di futuro.”: secondo me è la frase-identità dell'articolo.




















