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Scandalo Sanità Messina, caso ANAC: 12 milioni spesi senza gara

  • 13 lug
  • Tempo di lettura: 6 min

Scandalo sanità a Messina: il dossier della redazione sul caso ANAC da 12 milioni senza gara al Policlinico e il buco nei bilanci dell'ospedale Papardo. 

Scandalo Sanità Messina, caso ANAC: 12 milioni spesi senza gara
Scandalo Sanità Messina, caso ANAC: 12 milioni spesi senza gara

  • I pronto soccorso della provincia di Messina vivono un sovraffollamento cronico, mentre i tempi delle liste d'attesa restano largamente fuori dai limiti di legge.

  • Le due aziende ospedaliere cittadine attraversano percorsi economici opposti: la struttura universitaria rivendica un incremento dei ricavi, mentre il polo ospedaliero di riferimento è alle prese con un piano di rientro per un debito pregresso superiore ai 43 milioni di euro.

  • Una delibera dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha acceso i riflettori su un affidamento diretto tramite convenzione per la gestione di un centro clinico specialistico, per un valore di oltre 12 milioni di euro in tre anni e mezzo.

  • Le sigle sindacali di categoria denunciano carenze di organico che si ripercuotono direttamente sui tempi di attesa e sui carichi di lavoro del personale.



1. Il paradosso: risorse stanziate, cure in ritardo

Chi si rivolge a un pronto soccorso o attende un esame diagnostico nel territorio peloritano sperimenta una realtà distante dalle cifre dei bilanci. È il circuito segnalato dagli addetti ai lavori dell'emergenza-urgenza: da un lato la Regione Siciliana incentiva l'abbattimento delle liste d'attesa con prestazioni aggiuntive, dall'altro la mancanza di un piano integrato rischia di penalizzare i ricoveri urgenti, congestionando i pronto soccorso.

Un'analisi condotta da associazioni del terzo settore sui dati ufficiali dell'Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Messina ha monitorato i ricoveri programmati nel corso del 2024: su 1.107 ricoveri registrati, il 39,2% ha superato i tempi massimi previsti dalla normativa. Il dato si fa critico nella Classe A (interventi urgenti da eseguire entro 30 giorni): su 936 casi, 373 — circa il 40% — sono slittati oltre il termine. Tra le procedure più colpite figurano le colecistectomie laparoscopiche e le endoarteriectomie carotidee. La stessa analisi evidenzia casi limite in cui esami diagnostici essenziali, richiesti a inizio 2025, sono stati pianificati a quasi un anno di distanza, nei primi mesi del 2026.

A confermare la complessità del sistema interviene una deliberazione della Corte dei Conti (la n. 90/2024), che ha evidenziato le difficoltà nel monitoraggio telematico delle liste d'attesa a livello regionale e criticità nell'impiego dei fondi dedicati. Nel frattempo, i disagi nei pronto soccorso cittadini rimangono documentati dalle segnalazioni degli utenti, con picchi di attesa che a inizio 2026 hanno sfiorato le 11 ore per il completamento degli accertamenti clinici.

Secondo le linee guida del Ministero della Salute sul sovraffollamento (PAGS), la permanenza prolungata dei pazienti in barella in attesa di un posto letto nei reparti (il fenomeno del boarding) rallenta l'intero flusso delle emergenze, incrementando i tempi di presa in carico per i codici successivi.

2. L'azienda universitaria: l'incremento dei volumi e il nodo della convenzione

La direzione generale dell'azienda ospedaliera universitaria rivendica una traiettoria di crescita economica. Gli ultimi dati programmatici resi noti dai vertici indicano un incremento dei ricavi da prestazioni (DRG) superiore agli 8 milioni di euro rispetto all'annualità precedente, stimando una crescita complessiva dei volumi erogati vicina al 10%. A questo incremento viene associato un piano di assunzioni volto a immettere in servizio nuovo personale medico e infermieristico per alleggerire i reparti. L'azienda ha inoltre formalizzato questi indicatori all'interno del proprio Bilancio di Sostenibilità.

Di contro, le rappresentanze sindacali del comparto mantengono una posizione critica sulla gestione del personale, lamentando il blocco pluriennale delle progressioni economiche orizzontali e chiedendo interventi strutturali sulle condizioni di lavoro.

Il caso della gestione malattie neuromuscolari e il caso ANAC

Il capitolo più delicato sotto il profilo amministrativo è contenuto nella Delibera n. 321 del 30 luglio 2025 dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC). L'autorità ha esaminato la convenzione con cui l'azienda ha affidato a una fondazione privata onlus la gestione di un centro clinico polispecialistico per malattie neuromuscolari, ospitato all'interno dei padiglioni del Policlinico.

Dagli atti emerge che, a fronte di prestazioni nette per circa 12 milioni di euro, sono stati corrisposti alla fondazione oltre 11,6 milioni di euro. Al termine dell'istruttoria, l'ANAC ha rilevato che l'erogazione continuativa di servizi sanitari finanziati con risorse pubbliche, in assenza di un effettivo rischio economico a carico del gestore privato, avrebbe dovuto configurarsi come appalto pubblico di servizi. Di conseguenza, superata la soglia di rilevanza comunitaria, l'affidamento avrebbe dovuto seguire le procedure di gara evidenziate dal Codice dei contratti pubblici, anziché una convenzione diretta.

Nota di trasparenza legale: La delibera dell'ANAC rappresenta un rilievo di natura esclusivamente amministrativa e regolatoria sulla qualificazione giuridica dei contratti. Non attiene a profili di ordine penale né a contestazioni di illeciti personali a carico dei funzionari.

3. L'azienda ospedaliera: il peso dei piani di rientro

Profondamente diverso è lo scenario economico del polo ospedaliero di riferimento cittadino. L'assessorato regionale alla Salute ha disposto l'adozione di un piano di rientro triennale per far fronte a un debito pregresso quantificato in 43.516.000 euro, di cui la metà da recuperare tramite stringenti misure di efficientamento della spesa e incremento della produttività interna.

I monitoraggi interni delle sigle sindacali dei medici hanno evidenziato per il 2024 uno scostamento negativo tra il bilancio di previsione e il tendenziale economico, con una scopertura di diverse decine di unità nella pianta organica dei medici, distribuita tra reparti chiave quali ginecologia, neonatologia, oncologia, cardiochirurgia e ortopedia. Le sigle sindacali hanno denunciato un forte ridimensionamento dei budget assegnati per la spesa sanitaria, parlando di un rischio concreto di contrazione delle attività operative e richiedendo lo stanziamento delle risorse necessarie a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

4. Burocrazia contro Trasparenza: il rimpallo delle norme

La disponibilità dei dati di bilancio delle aziende sanitarie resta uno dei punti più complessi per il controllo pubblico. Il decreto trasparenza (D.Lgs. 33/2013) impone la pubblicazione dei consuntivi e dei preventivi nelle sezioni web istituzionali. Tuttavia, l'accesso a prospetti omogenei e aggregati sulle piattaforme nazionali della finanza pubblica si scontra spesso con eccezioni formali e interpretazioni normative.

Sul piano del diritto amministrativo, la posizione espressa dall'ente è formalmente corretta: le aziende del Servizio Sanitario Nazionale rispondono alle specifiche regole di armonizzazione contabile dettate dal D.Lgs. 118/2011 (Titolo II) e non al decreto 91/2011. Resta però intatto il problema di fondo per l'utente e il cronista: l'intellegibilità immediata dei conti e la completezza delle banche dati pubbliche rimangono subordinate a un rimpallo di codici che rende i bilanci della sanità un territorio per soli addetti ai lavori.  

La stessa attestazione ufficiale emessa dagli uffici contabili, scaricabile direttamente dal portale della trasparenza dell'azienda ospedaliera, evidenzia come la trasparenza sostanziale rischi spesso di essere sostituita da una rigida difesa burocratica:



Scandalo Sanità Messina, caso ANAC: 12 milioni spesi senza gara
L'attestazione degli uffici finanziari dell'azienda ospedaliera che esclude l'applicazione del D.Lgs. 91/2011 per la pubblicazione del Piano degli indicatori

Sul piano del diritto amministrativo, la posizione espressa dall'ente è formalmente corretta: le aziende del Servizio Sanitario Nazionale rispondono alle specifiche regole di armonizzazione contabile dettate dal D.Lgs. 118/2011 (Titolo II) e non al decreto 91/2011. Resta però intatto il problema di fondo per l'utente e il cronista: l'intellegibilità immediata dei conti e la completezza delle banche dati pubbliche rimangono subordinate a un rimpallo di codici che rende i bilanci della sanità un territorio per soli addetti ai lavori.  


5. Le domande che attendono risposta

  1. Quali sono gli esiti definitivi e consolidati dei bilanci d'esercizio delle due aziende ospedaliere per le ultime annualità, e dove sono consultabili i relativi allegati integrali?

  2. Quali provvedimenti amministrativi sono stati adottati a seguito della delibera ANAC sull'affidamento del centro clinico specialistico?

  3. Qual è la quota di debito effettivamente ripianata dall'azienda ospedaliera dall'avvio del piano di rientro straordinario?

  4. In che misura l'attivazione dei piani per lo smaltimento delle liste d'attesa ha impattato sulla disponibilità effettiva di posti letto dedicati ai ricoveri urgenti provenienti dal pronto soccorso?

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