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Palermo, Comunione e Cresima insieme: scoppia la protesta dei commercianti. «Così perdiamo 30 milioni»

2 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min

PALERMO – Una scelta pastorale pensata per cambiare il percorso religioso dei ragazzi si è trasformata a Palermo in un caso che coinvolge anche commercianti, ristoratori e tutto il settore delle cerimonie.

A Palermo Comunione e Cresima diventano tappe di un unico percorso. I commercianti protestano e Confimprese stima perdite per 30 milioni.
Comunione e Cresima insieme a Palermo: «Perdite per 30 milioni»

Al centro della discussione c'è la riforma dell'iniziazione cristiana introdotta dall'Arcidiocesi di Palermo: un percorso unitario di cinque anni nel quale Prima Comunione e Cresima vengono inserite in un unico cammino e possono essere celebrate insieme intorno ai 10-11 anni.

Una scelta che ha una conseguenza molto concreta: per molte famiglie, anziché due distinti momenti celebrativi, la festa può diventare una sola.

Ed è proprio questo ad aver acceso la protesta di una parte del commercio palermitano.

«Un danno da 30 milioni»

A quantificare le conseguenze economiche è Confimprese Palermo. Il presidente Giovanni Felice sostiene che l'impatto della riforma sull'indotto abbia raggiunto circa 30 milioni di euro.

È importante precisarlo: non si tratta di una stima ufficiale della Curia né di un dato certificato da un ente pubblico, ma della valutazione formulata dall'associazione di categoria.

Nel conto finiscono attività molto diverse: ristoranti e sale ricevimenti, fotografi, fioristi, negozi di abbigliamento, bomboniere e altri operatori che tradizionalmente lavorano attorno a Comunioni e Cresime.

La contestazione è semplice: unificando il percorso si ridurrebbe il numero complessivo delle feste, con una conseguente contrazione del giro d'affari.

I commercianti arrivano davanti alla Curia

La protesta è uscita dalle dichiarazioni ed è arrivata in strada. Il 5 ottobre oltre trenta commercianti hanno manifestato davanti al Palazzo Arcivescovile di Palermo, chiedendo un confronto con l'arcivescovo Corrado Lorefice.

Secondo Confimprese, prima della riforma nel capoluogo siciliano si celebravano circa 3.500 Prime Comunioni ogni anno.

Numeri che spiegano perché una decisione apparentemente interna alla vita della Chiesa abbia rapidamente assunto anche una dimensione economica e cittadina.

La Curia difende la scelta Comunione e Cresima insieme

Dall'altra parte c'è però una questione sostanziale: Comunione e Cresima sono sacramenti, non eventi commerciali.

L'Arcidiocesi ha difeso il nuovo modello spiegando che alla base della riforma ci sono ragioni pastorali ed educative, con l'obiettivo di costruire un percorso più organico per bambini e famiglie. Le esigenze economiche legate alle feste, quindi, non possono determinare l'organizzazione dei sacramenti.

Nel confronto è intervenuto anche il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, nel tentativo di favorire un dialogo tra le parti.

Una questione che va oltre Palermo

La vicenda apre così una discussione più ampia.

Quanto pesa l'economia che si è sviluppata intorno alle cerimonie religiose? E fino a che punto un cambiamento nelle consuetudini delle famiglie può incidere su attività che per anni hanno costruito una parte importante del proprio lavoro proprio su Comunioni, Cresime e matrimoni?

A Palermo il confronto è ormai aperto. Da una parte la Chiesa rivendica la natura pastorale della propria scelta; dall'altra commercianti e imprese chiedono che venga considerato anche l'impatto economico della riforma.

Due prospettive profondamente diverse che adesso dovranno provare a trovare un punto di dialogo.

 
 

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