Incidenti sul lavoro: la sicurezza che non può aspettare
- 12 lug
- Tempo di lettura: 5 min
Quando un errore può cambiare una vita
In Italia, ogni giorno, centinaia di persone escono di casa per andare a lavorare e non

tornano più le stesse. Non parliamo solo di chi perde la vita: parliamo di chi resta, di chi convive con una frattura che non guarisce del tutto, con un arto che non risponde più come prima, con una paura che si porta dietro anche dopo essere tornato in cantiere, in fabbrica, al volante di un mezzo. Ridurre il tema della sicurezza sul lavoro al solo conteggio dei morti significa raccontare solo l'ultima pagina di una storia che comincia molto prima. TV Nazionale ha scelto di aprire questa inchiesta partendo da qui: dal problema reale, nella sua interezza, prima di arrivare — con altrettanta chiarezza — a ciò che si può e si deve fare per cambiarlo.
Non solo morti: il peso degli infortuni invisibili
Quando si parla di infortuni sul lavoro l'attenzione pubblica si concentra quasi sempre sui casi con esito mortale. È comprensibile: sono le notizie più drammatiche, quelle che restano impresse. Ma dietro ogni vittima esiste un numero molto più grande di lavoratori che sopravvivono a un incidente riportando conseguenze permanenti — fisiche, psicologiche o professionali — che possono accompagnarli per il resto della vita. Una frattura complicata, una menomazione permanente, la perdita parziale della capacità lavorativa, un trauma psicologico che rende difficile tornare sul luogo dove tutto è accaduto: sono storie che raramente diventano notizia, ma che pesano quanto le tragedie di cui si parla di più.
Raccontare solo il numero delle vittime rischia di far percepire la sicurezza sul lavoro come un tema che riguarda "gli altri", i casi estremi. I dati dicono l'esatto contrario.
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I numeri INAIL più recenti: cosa dicono davvero i dati sugli incidenti sul lavoro
Secondo gli ultimi dati provvisori diffusi dall'INAIL, sono state registrate in Italia 597.710 denunce di incidenti sul lavoro, in aumento dell'1,4% rispetto all'anno precedente. Di queste, la maggior parte riguarda infortuni avvenuti direttamente durante l'attività lavorativa, mentre una quota crescente — passata dal 18,9% al 19,3% del totale — riguarda incidenti "in itinere", cioè nel tragitto casa-lavoro-casa.
Sul fronte più drammatico, le denunce di infortunio con esito mortale pervenute entro la fine dell'anno preso in esame sono state 1.093, tre in più rispetto all'anno precedente. Un dato sostanzialmente stabile, che però — come sottolineano gli osservatori del settore — non va letto come un segnale di miglioramento: il dato complessivo sulle morti è stabile, ma la stabilità non è sinonimo di sicurezza.
Alcuni elementi emersi dai dati aiutano a capire dove si concentra il rischio:
I settori con più decessi in occasione di lavoro sono le Costruzioni (148 casi), le Attività manifatturiere (117), il Trasporto e magazzinaggio (110) e il Commercio (68).
Il 60% dei casi mortali coinvolge lavoratori tra i 45 e i 64 anni, mentre si registra un aumento dei decessi tra i lavoratori extra UE, spesso concentrati in mansioni più precarie.
A livello territoriale, le regioni con l'incidenza più alta di infortuni mortali rispetto alla media nazionale includono Basilicata, Campania, Umbria, Puglia, Sicilia e Marche.
Crescono in modo significativo anche le denunce di malattia professionale, +12,0% tra i lavoratori, con le patologie osteomuscolari come causa più frequente.
Numeri che, va precisato, sono ancora provvisori: l'INAIL li consoliderà con la Relazione annuale, ma già oggi restituiscono la fotografia di un fenomeno strutturale, non episodico.
Un fenomeno che attraversa tutti i settori
Parlare di sicurezza sul lavoro significa parlare di mondi molto diversi tra loro, ciascuno con le proprie criticità specifiche.
Edilizia
Il comparto delle costruzioni resta tra i più esposti in assoluto, complice la natura stessa del lavoro in cantiere: lavoro in quota, macchinari pesanti, cantieri temporanei dove la formazione del personale non sempre tiene il passo con i ritmi di consegna.
Agricoltura
Il settore agricolo continua a registrare un numero elevato di infortuni mortali, spesso legati all'uso di mezzi meccanici come trattori, in un contesto in cui il lavoro stagionale e la frammentazione delle aziende rendono più difficile un controllo capillare sulla sicurezza.
Industria e manifattura
Le attività manifatturiere sono tra i comparti in cui gli infortuni mortali sono cresciuti maggiormente nell'ultimo anno, segno che l'automazione e i nuovi macchinari non hanno ancora eliminato i rischi legati alla catena produttiva.
Trasporti e logistica
Il settore dei trasporti e magazzinaggio è tra i più colpiti, anche a causa del peso crescente degli incidenti "in itinere" e su strada, legati agli spostamenti quotidiani per motivi di lavoro.
Lavoro precario e nuove professioni
Le forme di lavoro più instabili — contratti brevi, subappalti, nuove professioni della logistica e della gig economy — espongono spesso i lavoratori a una formazione sulla sicurezza meno strutturata rispetto ai contratti a tempo indeterminato.
Formazione dei giovani
Anche il mondo della scuola è coinvolto: nel 2025 le denunce di infortunio tra gli studenti, inclusi quelli nei percorsi di alternanza scuola-lavoro, sono aumentate, riportando al centro il tema della formazione alla sicurezza fin dai primi passi nel mondo del lavoro.
La soluzione esiste: cosa serve davvero per la sicurezza sul lavoro
Di fronte a numeri di questa portata, la domanda più utile non è "quanti sono stati", ma "cosa si può fare perché siano meno". Gli esperti del settore convergono su alcuni punti chiave, che vanno oltre gli annunci e riguardano scelte operative concrete:
Formazione continua e non solo formale: corsi di sicurezza aggiornati, comprensibili anche ai lavoratori stranieri, spesso più esposti per barriere linguistiche.
Controlli più capillari nei cantieri temporanei e nelle filiere con subappalti, dove la responsabilità della sicurezza rischia di diluirsi tra più soggetti.
Prevenzione degli incidenti in itinere, una componente in crescita che richiede attenzione anche fuori dal perimetro aziendale tradizionale.
Investimenti in tecnologia e dispositivi di protezione, soprattutto nei settori a più alta intensità di manodopera.
Supporto psicologico post-infortunio, spesso assente, nonostante il trauma sia parte integrante delle conseguenze di un incidente.
Nessuna di queste misure, da sola, risolve il problema. Ma insieme delineano una strada percorribile, già seguita da alcune aziende e territori che hanno registrato risultati concreti nella riduzione degli infortuni.
Una nota di trasparenza
I dati citati in questo articolo sono numeri provvisori diffusi dall'INAIL e riferiti all'anno più recente disponibile al momento della pubblicazione; l'Istituto stesso li definisce suscettibili di aggiornamento in fase di consolidamento. Come sempre, quando si parla di infortuni e delle loro cause, TV Nazionale non attribuisce responsabilità dirette a persone, aziende o enti in assenza di accertamenti definitivi da parte delle autorità competenti: i numeri raccontano un fenomeno strutturale, non un giudizio su singoli episodi.
L'impegno di TV Nazionale
TV Nazionale continuerà a seguire il tema della sicurezza sul lavoro, raccontando non soltanto le tragedie quando accadono, ma anche le storie, le soluzioni, le buone pratiche e le criticità che meritano attenzione. Perché la sicurezza non deve diventare un argomento di discussione solo dopo un incidente, ma una responsabilità quotidiana — di chi lavora, di chi assume, di chi controlla e di chi informa.
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