Il grande bluff delle preferenze: la Camera boccia il voto diretto per un voto. Tutti colpevoli, nessun escluso
- 15 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 16 lug
Se cercavate la prova definitiva che la politica spesso preferisce i giochi di palazzo alla sovranità dei cittadini, ieri sera a Montecitorio è andato in scena lo spettacolo perfetto.

La Camera ha bocciato l'introduzione del voto di preferenza per un solo, drammatico scarto di voti. Noi di TV Nazionale avevamo già sollevato questo argomento delicatissimo, analizzando in tempi non sospetti lo scontro tra democrazia diretta e governabilità. Ma la cronaca ha superato ogni dibattito teorico, svelando un cortocircuito in cui tutti i protagonisti escono sconfitti davanti agli elettori.
Se cercavate la prova definitiva che la politica spesso preferisce i giochi di palazzo alla sovranità dei cittadini, ieri sera a Montecitorio è andato in scena lo spettacolo perfetto.
La Camera dei Deputati ha bocciato l'emendamento (sostenuto da FdI, Noi Moderati e Udc) che mirava a reintrodurre il voto di preferenza nella nuova legge elettorale. Il risultato? 187 favorevoli, 188 contrari. Un solo voto di scarto ha blindato ancora una volta il sistema dei listini bloccati.
Noi di TV Nazionale avevamo già sollevato questo argomento delicatissimo, analizzando in tempi non sospetti lo scontro tra democrazia diretta e governabilità. Ma la cronaca di ieri ha superato ogni dibattito teorico, svelando un cortocircuito politico in cui tutti i protagonisti escono sconfitti davanti agli elettori.
I paradossi di una notte ad alta tensione
La bocciatura è un capolavoro di incoerenza strategica che colpisce trasversalmente l'intero arco parlamentare:
La maggioranza che "non c'è": Sulla carta, il centrodestra ha i numeri per governare e far passare le riforme. Eppure, nel segreto dell'urna, sono mancati all'appello decine di voti della maggioranza stessa (si parla di almeno 30-40 franchi tiratori). Chi, tra i banchi di chi sostiene il governo, ha preferito mantenere la sicurezza della poltrona garantita dal listino bloccato piuttosto che rischiare di misurarsi sul territorio con il voto di preferenza?
L'opposizione e il paradosso della trasparenza: Le minoranze hanno esultato in Aula come se avessero vinto un mondiale. Ma per cosa si esulta, esattamente? Per aver respinto, grazie al voto segreto da loro stessi richiesto, la possibilità che i cittadini scelgano direttamente i propri rappresentanti. Per anni si è gridato al "furto di democrazia" perpetrato dai parlamentari nominati dall'alto, ma ieri sera il diritto di scelta dei cittadini è stato sacrificato sull'altare di uno sgambetto politico al governo.
Perché questo argomento deve interessare ogni singolo cittadino
Troppo spesso la legge elettorale viene liquidata dall'opinione pubblica come "tecnicismo per addetti ai lavori". Non c'è errore più grande.
La legge elettorale stabilisce le regole del gioco. Determina se il deputato che andrà a Roma a rappresentare la Sicilia, o qualsiasi altra regione, dovrà rispondere a chi lo ha votato sul territorio o esclusivamente al capo politico che lo ha inserito in una lista sicura.
Se i cittadini continuano ad allontanarsi dalle urne e a mostrare disaffezione per la politica, la risposta è racchiusa proprio in serate come quella di ieri. Quando la caccia al consenso si trasforma in un gioco d'azzardo coperto dal segreto dell'urna, a perdere è sempre e solo la qualità della nostra democrazia.
La partita adesso si sposta al Senato. Ma dopo lo spettacolo della Camera, la domanda resta aperta e provocatoria: i nostri rappresentanti vogliono davvero essere scelti da noi, o preferiscono continuare a scegliersi tra loro?
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