ACR Messina, Davis è pronto a salutare: ma possiamo permetterci di perdere chi viene a investire?
Il presidente chiama in causa le istituzioni sulla questione impianti, dopo le dure parole di Torrisi. Sul tavolo compare anche l'ipotesi dell'addio. Ma il caso apre una questione che supera il calcio: fino a dove deve spingersi la collaborazione tra pubblico e privato?
Il Messina 1900 corre sul campo, ma fuori dal rettangolo verde si gioca una partita probabilmente ancora più delicata.

Il presidente Justin Davis ha scritto al sindaco e alle istituzioni cittadine denunciando le difficoltà che, secondo la società, accompagnano il lavoro quotidiano della squadra: disponibilità degli impianti, orari degli allenamenti, spazi condivisi e impossibilità di avere stabilmente uno spogliatoio. Nella stessa lettera Davis riconosce, comunque, il diritto delle altre società a utilizzare le strutture pubbliche.
Pochi giorni prima era stato l'allenatore Alfio Torrisi ad alzare il tono. Il tecnico aveva definito «indegna» la situazione logistica, sostenendo che il problema non fosse semplicemente scegliere tra Franco Scoglio e Giovanni Celeste, ma poter lavorare quotidianamente in condizioni adeguate.
Davis mette sul tavolo anche l'addio
Ed è qui che la vicenda cambia peso.
Davis rivendica gli investimenti effettuati nel progetto Messina e sostiene che denaro e competenze non siano sufficienti senza strutture e collaborazione. Poi arriva al passaggio destinato inevitabilmente a far discutere: se non riuscisse a mantenere gli impegni assunti con la città per problemi legati agli impianti e all'organizzazione, il presidente prospetta la possibilità di «salutare e ringraziare tutti».
Non è un annuncio di addio. Ma è un'ipotesi che lo stesso presidente ha deciso di mettere pubblicamente sul tavolo.
E a quel punto la domanda diventa inevitabilmente più grande dello stadio.
Chi investe deve fare da solo?
Si rimprovera spesso agli imprenditori di attendere troppo dalla politica. Ma vale anche il ragionamento contrario: quando un privato decide di investire denaro e progettualità su un territorio, quale ruolo devono avere le istituzioni?
Il pubblico non può trasformarsi nello sponsor di un'impresa privata. Non può concedere scorciatoie o privilegi e deve tutelare l'interesse collettivo e gli altri soggetti che utilizzano gli stessi beni.
Ma collaborazione non significa necessariamente concessione.
Può significare sedersi attorno a un tavolo, verificare richieste e disponibilità, individuare eventuali soluzioni e stabilire con chiarezza ciò che si può fare e ciò che, invece, non è possibile fare.
La politica non deve sostituirsi all'imprenditore. Può però diventare il punto d'incontro tra investimento privato e interesse pubblico.
Uno straniero investe a Messina. E poi?
C'è infine un elemento che rende questa storia ancora più interessante.
Davis è un imprenditore straniero che ha scelto di investire a Messina. Questo non gli concede alcun diritto in più, ma pone una questione che Sicilia e Italia conoscono bene: non basta attirare un investimento, bisogna anche creare condizioni trasparenti perché possa svilupparsi.
Legalità, rispetto delle regole e dignità del territorio vengono prima di tutto. Allo stesso tempo, chi porta capitali, occupazione o progettualità dovrebbe poter trovare interlocutori istituzionali con cui confrontarsi.
Sul caso Messina, però, sarebbe scorretto emettere sentenze.
TVN non conosce tutti gli atti, le richieste formulate dalla società, le disponibilità effettive degli impianti e gli eventuali vincoli dell'amministrazione. Le parole di Davis e Torrisi raccontano la posizione del Messina, non bastano da sole per stabilire responsabilità.
Proprio per questo, più che cercare un colpevole, la domanda è un'altra: esiste ancora lo spazio per trovare una soluzione?
E i tifosi del Messina cosa ne pensano?
Davis ha messo sul tavolo una prospettiva che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata difficile da immaginare: salutare qualora non ci fossero le condizioni per proseguire il progetto.
E allora passiamo la parola a chi il Messina lo vive ogni settimana.
Ha ragione Davis a chiedere maggiore collaborazione alle istituzioni? Oppure una società privata deve trovare autonomamente le proprie soluzioni?
E soprattutto:
Messina può permettersi di rischiare di perdere un progetto appena iniziato?
Il dibattito è aperto. Fateci sapere cosa ne pensate nei commenti.




















